VideoDECODER_#00
VideoDECODER_#00
GIOVEDì 1 dicembre DALLE ORE 18.00 ALLE 21.00
presso il Laboratorio sociale occupato Buridda
Ex facoltà di economia
via Bertani 1, Genova
Concept a cura di Eleonora Chiesa
Testi di Roberta Gucci Cantarini e Fabrizio Boggiano
Una sera, uno spazio autogestito come non-luogo dell'arte istituzionale e commerciale,
una selezione emozionale di artisti curata da un altra artista, video loop e video installazioni,
queste sono le coordinate di DECODER_#00
"Gli artisti filtrano ed elaborano i fatti della società contemporanea, come dei Decodificatori di realtà.
Le opere eposte sono di artisti e amici che ho incontrato nel mio percorso o con cui sono venuta a contatto attraverso la loro opera, persone che con proprio lavoro e ricerca hanno lasciato in me un segno emotivo autentico.La selezione dei lavori è volutamente molto eterogenea, poichè ognuno di questi ha affrontanto il tema in modo diverso, sia formalmente che concettualmente. Il filo conduttore di tutto è comunque il disagio e la critica di una realtà difficile e ipocrita."
Eleonora Chiesa
Opere video di :.
marina abramovic
oliver pietsch
zimmerfrei
gruppo sinestetico
paolo angelosanto
globalgroove
anton roca
daniela carati
franco ottavianelli
paolo g. bonfiglio
sergio muratore
marco villani
PinAmuse
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gruppo sinestetico 2005 zimmerfrei 2004
DECODIFICARE : v. 1ª tr. (Ind. pres. decodìfico, decodìfichi), decifrare, interpretare, trascrivere in termini chiari e intelligibili a tutti lettere, messaggi, o scritti in codice.
DECODIFICATORE: s. m., dispositivo che consente la decodificazione, cioè la traduzione di informazioni dalla forma in codice alla forma normale
La responsabilità che l’artista ha nei confronti della società è enorme e deve essere vissuta in maniera autentica. Questo non è più solo un’urgenza, ma condizione necessaria nella vita ed nell’evoluzione di ogni artista. Prendendo atto del momento storico che stiamo vivendo e dando per scontato che non è possibile in questo momento non prendere posizione, l’impegno - e soprattutto l’impegno contro – è la reazione più logica e naturale di un essere umano. Se è vero che gli artisti veri sono ricettori e ripetitori di ciò che accade all’umanità, anche da loro aspettiamo segni che ci aiutino a comprendere quello che sta succedendo e come sta succedendo. Questa presa di posizione di fatto non è solamente rivolta al lato sociale dell’esistenza, ma deve anche essere radicata nella quotidianità della vita privata di ciascuno di noi. La correttezza e la trasparenza sono di fatto necessari anche nei rapporti personali. Sono infatti proprio le relazioni tra individui ad essere inficiate, oggi più che mai, dalla falsa realtà che ci viene propinata da chi, invece, dovrebbe essere responsabile della formazione della nostra coscienza: media, istituzioni e sedicenti maestri di vita. Le opere degli artisti selezionati per questa edizione di DECODER rispecchiano questa necessità di rigore sia nella sfera sociale sia nella sfera personale reso indispensabile dalle condizioni create dalla civiltà contemporanea. La storia inevitabilmente mette le mani nel sangue degli artisti, li scuote e li ferisce. E’ loro, come di ogni persona, il compito di filtrarla, decodificarla, appunto. Sicuramente prendere coscienza delle dinamiche perverse che governano buona parte della nostra vita (dal cibo che ingeriamo, ai farmaci che assumiamo pensando di curaci, alle notizie che crediamo di avere …) e per di più renderlo palese è un atteggiamento scomodo, oggi forse più che in altri momenti. Ecco perché l’arte è politica, in senso quanto più largo si possa immaginare, per definizione e lo è anche quando ci parla di fatti intimi, privati, spirituali.
Tutto ciò che produce l’uomo sembra rivoltarsi contro l’uomo stesso: la società che ha creato è esasperata, le sue tecnologie lo distruggono, e ciò che viene fatto per tentare se non altro di fermare questa degenerazione in realtà accelera il processo. La risposta alla almeno apparente (concedendo il beneficio del dubbio) dipendenza dell’uomo dal male e dall’autodistruzione deve essere una risposta etica, di schieramento morale. E’ palese che non ci sia più nulla da ridere, che nessuno di noi è sereno ed è l’artista stesso che lo testimonia. Non si inneggia così ad un’arte necessariamente “arrabbiata” ed oscura: sappiamo bene che anche nella calma più quieta si può leggere tanto sdegno quanto in opere dichiaratamente volte alla denuncia. Ma è sicuramente differente dal mostrarsi come pagliacci per evitare di pensare o, peggio, per entrare, senza arrecare troppo disturbo, in situazioni di comodo.
Mi piace pensare che l’unica cosa che proviene dall’uomo e non gli nuoce ma, anzi, lo ama e lo salva sia l’arte.
Roberta Gucci Cantarini

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