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Viva l'Italia

Viva l'Italia

Rossella Biscotti, Maurizio Cattelan, Nemanja Cvijanovic, Luciano Fabro, Daniel Knorr, L'Epimeteide, Marcello Maloberti, Gian Marco Montesano, Gianni Motti, Cesare Pietroiusti, Leonardo Pivi, Costa Vece, Sislej Xhafa

Bologna, Galleria Enrico Astuni

da: 02 ottobre 2009 a: 09 gennaio 2010

A cura di Fabio Cavallucci

In tempo di crisi le gallerie più intraprendenti si impegnano nella ricerca. È così che nasce Astuni Public Studio, un progetto col quale la Galleria Enrico Astuni a partire da ottobre 2009, nel suo nuovo spazio inaugurato lo scorso gennaio a Bologna, presenta una serie di iniziative curate da alcuni dei migliori critici italiani e stranieri: una proposta che non ha fini diretti di mercato, ma punta ad indagare nuove modalità espositive e di comunicazione dell’arte.
Viva l’Italia è il titolo della prima mostra del ciclo curata da Fabio Cavallucci, che si inaugura il 2 ottobre 2009 alle ore 18, con opere provenienti da collezioni private e importanti gallerie, o in alcuni casi prodotte specificamente per l’occasione. Viva l’Italia non è propriamente una mostra di carattere critico, tesa ad indagare una logica di sviluppo storico-artistico, ma attraverso l’accostamento di opere di artisti di diversa provenienza culturale e stilistica intende rappresentare un’atmosfera: l’atmosfera incerta e sospesa del nostro paese. In un display che coinvolge anche il tempo, oltre che lo spazio, con una successione di immagini e suoni, l’Italia viene evocata attraverso le sue simbologie, i suoi miti, le sue paure, tra segni di decadenza, sentimenti di nostalgia, precari elementi di novità. Prende vita un caleidoscopio di emozioni da cui emerge l’immagine di una nazione sfocata, incerta, di cui restano solo brandelli, anche della sua stessa storia.
Un’Italia all’asta di Luciano Fabro apre, in senso storico, la meditazione sul nostro paese, tra riferimento iconografico e critica politica. Il lavoro di Maurizio Cattelan ci riconduce agli anni del terrorismo e al suo sogno rivoluzionario. Gian Marco Montesano, che ha sempre raccontato la storia italiana attraverso una pittura evocante l’illustrazione d’epoca, questa volta tocca la questione della Chiesa: un vascello periclitante in mezzo a una tempesta, secondo il sogno di Don Bosco. Marcello Maloberti gioca con il concetto di italianità attraverso un simbolo come la granita, colorata per l’occasione di verde bianco e rosso. Lo svizzero di origine italiana Costa Vece espone una bandiera realizzata con indumenti sdruciti. Leonardo Pivi presenta delle copertine di riviste in cui campeggiano personaggi famosi della nostra attualità politica, tradotti in una tecnica antica come il mosaico.

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Ian Burns


"Close To Home"

La Galleria Davide Di Maggio e´ lieta di presentare la mostra

"Close To Home"

Marius Bercea | Alika Cooper | Bryson Gill | Kate Lyddon | Allison Schulnik | Jacob Tilmann | George Young

La Galleria Davide Di Maggio presenta, dal 10 Dicembre al 9 Febbraio 2010 la mostra colletiva “Close to Home” con i lavori di sette giovani pittori internazionali: Marius Bercea, Alika Cooper, Bryson Gill, Kate Lyddon, Allison Shulnik, Jakob Tillman e George Young.

La mostra mette insieme artisti di nuova generazione i quali nonostante abbiano sviluppato una propria e contraddistinta linea pittorica individuale, presentano una caratteristica che accomuna e pervade l'intera loro opera ossia un'atmosfera intimistica di micro-narrativa.

I delicati dipinti di Marius Bercea traggono ispirazione da ciò che egli definisce “an intensely personal archive”. Fotografie di famiglia, ritagli di giornale e gli stessi suoi ricordi d'infanzia nella Romania sotto il regime comunista. I personaggi che egli dipinge nelle tele sembrano pervadare lo spazio piuttosto che abitarlo.

Alika Cooper predilige i ritratti di attrici degli anni Cinquanta che scarica da internet e immagini di paesaggi americani che hanno forgiato la sua memoria. Dopo un minuzioso e attento esame sceglie solo quelli che più la intrigano e comincia a dipingerli. Lei investiga l’influenza socialmente contagiosa di una manciata di personaggi famosi classici e contemporanei quali attrici come Greta Garbo, Ann Bancroft, Joan Crawford ecc, e con la sintesi di una tavolozza opaca su carta color della terra, cerca di catturarne disegno dopo disegno la loro aura. Non c'è mai un orizzonte nel loro mondo se non quello interiore; nessun contesto li circonda. La sua vuol essere una critica verso il mondo mediatico, che tanta influenza ha sull’immaginario della società attuale.

I disegni e i quadri di Bryson Gill riflettono un mondo basato su soggetti surreali. La sua delicata estetica ricorda la tradizione romantica americana dei primi paesaggisti anche se l´artista infonde nella sua opera nuova linfa grazie ad una profonda penetrazione psicologica creando nuovi spazi di riflessione interiore. I suoi lavori sono dominati da un singolare silenzio. E’ come se forzasse il tempo a fermarsi per mostrare all’osservatore elementi e segreti del mondo circostante che altrimenti non coglierebbe rivelando il modo in cui relazionarsi e interagire con loro.

Sempre alla memoria si rifanno i lavori di Kate Lyddon. Il suo mondo è popolato da clown e funamboli, personaggi fittizi che si pavoneggiano e volteggiano attraverso la tela o la carta in accordo con la melodia di un mondo immaginario. I loro volti sono deformati, i sorrisi sguaiati e distorti, gli sguardi sono vuoti, le prospettive ribaltate, le situazioni descritte sono tragicomiche e surreali.
Allison Schulnik nei suoi dipinti trae ispirazione oltre che dalla tradizione pittorica, dai film, i cartoni animati, i vecchi fumetti di Disney degli anni Trenta e dalle fiabe. Alison Schulnik ha creato un suo stile ben definito usando delle pennellate spesse e corpose di colore ad olio. Il risultato sono tele molto materiche, dipinte in un caos controllato – spesso su scala epica – nelle quali risiedono i suoi personaggi.

I quadri di Jacob Tillmann sono ricchi di umorismo e lo si capisce dai titoli. Paesaggi domestici come gli interni di una casa magicamente si trasformano in spazi visionari: caverne con pitture rupestri sulle pareti o stanze di sapore barocco con carte da parati molto eccentriche. La tela diventa per l'artista lo schermo su cui proiettare le proprie ancestrali fantasie e paure.

George Young raccoglie immagini, le riassembla e le riordina a seconda del contesto. Per lui le immagini sono come le parole che si possono combinare in una miriadi di modi creando ogni volta una narrativa diversa. Al contrario del linguaggio che è lineare sono tridimensionali, e si fondono con lo spazio che le circonda, creando, a seconda del punto in cui le si guarda, nuovi slittamenti di significato. I suoi lavori sono su carta, senza telaio e fragili. Superfici contro gli oggetti stessi (i telai) che sembrano intercambiabili, e vengono dislocati nello spazio, a volte come cornici delle stesse carte, altre come dei veri e propri oggetti.

www.galeriedavidedimaggio.com