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MIART 2010

MIART 2010
a Milano dal 26 al 29 marzo la 15ª edizione
della Fiera Internazionale d’Arte Moderna e Contemporanea con importanti novità



Si terrà dal 26 al 29 marzo 2010 (inaugurazione 25 marzo) la quindicesima edizione di MiArt, Fiera Internazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Milano nei padiglioni cittadini di fieramilanocity. Premessa principale nella definizione della nuova edizione è la qualità già affermata nella passata edizione e fermamente perseguita per le edizioni future attraverso una selezione scrupolosa e coerente. Obiettivo di MiArt, infatti, è il suo posizionamento tra le fiere d’arte più importanti al mondo. Prosegue, in questo senso, il lavoro determinato di Alessandro Cappello, Direttore di MiArt, che dal suo arrivo, nel 2008, ha avviato un cambiamento radicale della manifestazione. “Puntare sull’eccellenza del mercato dell’arte: è stato il mio obiettivo dichiarato appena ho ricevuto l’incarico e a un anno di distanza, forte degli eccellenti risultati ottenuti nel 2009, l’obiettivo rimane lo stesso. MiArt sta effettuando un cambiamento di rotta, con la selezione rigida di gallerie di provata serietà e prestigio. MiArt deve essere sinonimo di eccellenza artistica, luogo privilegiato di incontri culturali, piazza strategica di scambi. Le fiere, a mio avviso, sono il territorio più neutrale per il mercato dell’arte: è qui che gli operatori del settore si incontrano creando fra loro concorrenza, caratteristica fondamentale per garantire equità di prezzi lontani da speculazioni eccessive e spesso immotivate. Queste garanzie, già la scorsa edizione, in un momento in cui la crisi mondiale aveva toccato anche il mercato dell’arte, avevano fatto sì che MiArt generasse un volume di affari di oltre 8 milioni di euro. Non ho dubbi: la qualità è la migliore garanzia per un investimento sicuro e questa è la strada che noi abbiamo deciso di percorrere la scorsa edizione, che ripercorreremo nel 2010 portando a MiArt il top delle gallerie italiane e una selezione di quelle straniere. Per il futuro ci dedicheremo molto anche all’estero, ma forti dell’importante nucleo italiano che sta credendo in MiArt e che su questa fiera sta puntando per la propria visibilità e per il proprio business. Elevare la qualità degli espositori e far confluire sulla fiera un numero considerevole di grandi collezionisti italiani ed internazionali sono il nostro lasciapassare per le prossime edizioni” dichiara Cappello.
Confermati per il 2010 Giacinto Di Pietrantonio, curatore del settore Contemporaneo, Donatella Volontè curatrice del settore Moderno. A loro si aggiungono, per il 2010, tre nuove figure: Giorgio Verzotti, a cui è stata affidata la curatela del catalogo, Milovan Farronato che si occuperà del MiArt Talk, il programma di convegni e tavole rotonde all’interno della fiera e Francesca Ceccarelli, responsabile del programma vip.
Rinnovato, rispetto al 2009, anche il Comitato Consultivo, composto dai galleristi Marco Altavilla, Emi Fontana, Paola Guadagnino, Epicarmo Invernizzi, Francesca Minini, Mauro Nicoletti, Lorcan O’Neill, Mario Pieroni, Mimmo Scognamiglio, Giulio Tega.
Nuovi nomi anche per il Comitato d’onore composto da figure che, con modalità diverse, sostengono e promuovono le arti: Flavio Albanese, Corrado Beldì, Daniel Bosser, Pierluigi Cerri, Paolo Consolandi, Lieven Declerk, Ernesto Esposito, Giorgio Fasol, Alessandro Mendini, Giovanni Puglisi, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo.
Ricco il carnet di eventi speciali che caratterizzeranno MiArt 2010. Confermati Miraggi, il percorso di arte contemporanea nella città promosso da MiArt e dall’Assessorato all’Arredo, Decoro Urbano e Verde del Comune di Milano e EnjoyMiArt, un grande happening per il pubblico e per la città.

Il Cenacolo a Brera. Echi e rilanci dell’Ultima cena di Leonardo nella storia dell’Accademia di Brera

Per quasi un secolo, l’Accademia di Brera ha vigilato sull’Ultima cena di Leonardo. Ha promosso la sua tutela e i primi restauri e soprattutto si è preoccupata di ricostruire la forma originaria del dipinto, danneggiato dalla sua fragilità costitutiva e dalle vicende storiche.
Per questo motivo è stata progettata la realizzazione di una copia, che doveva fornire una lettura del dipinto che l’originale non permetteva più. L’impresa ha comportato il lavoro di tre anni di Giuseppe Bossi e quello di otto anni del mosaicista Giacomo Raffaelli per realizzare la traduzione in mosaico. Giuseppe Bossi, rifondatore dell’Accademia sotto il governo napoleonico, iniziatore della Pinacoteca e dei primi musei dell’Accademia e promotore dei premi e delle esposizioni annuali, dal 1807 si è impegnato nell’impresa di ricostruire la forma originaria del Cenacolo di Leonardo. Attraverso lo studio dell’originale e la recensione delle tre copie più autorevoli, quella di Ponte a Capriasca, quella di Andrea Solario a Castellazzo e quella di Vespino in Ambrosiana, ha prodotto prima in una copia parziale su carta (ora conservata dal Museo dell’Accademia di Belle Arti di San Pietroburgo e presentata nella mostra attuale in riproduzione fotografica per la prima volta fuori dalla Russia), poi in un dipinto a olio su tela della stessa dimensione dell’originale. Parallelamente al lavoro di artista ha prodotto un libro sul dipinto intitolato Del Cenacolo di Leonardo da Vinci libri quattro di Giuseppe Bossi pittore, pubblicato nel 1811 e recensito qualche anno dopo, nel 1818, da Goethe. Dalla copia dipinta Raffaelli ha ricavato il mosaico monumentale che nel 1818 è stato voluto a Vienna dall’Imperatore d’Austria e allestito, a partire dal 1848, nella chiesa degli Italiani di Vienna, dove ancora oggi si può ammirare. Il confronto tra la copia di Bossi e l’incisione di Rudolf Stang permette di capire come il copista tedesco si sia appoggiato per molti aspetti sulla ricostruzione dell’artista milanese, ad esempio nel volto di Cristo, nell’apparecchiatura della tavola e nel disegno degli arazzi appesi alla parete del Cenacolo. Così alcuni aspetti del lavoro dei copisti ottocenteschi si sono trasferiti nell’omaggio a Leonardo del celebre artista pop americano Andy Warhol, una delle icone dell’arte degli ultimi decenni. E’ una delle tante riprove possibile della vitalità del dipinto realizzato da Leonardo a fine Quattrocento. E le repliche contemporanee sono numerosissime, dalla citazione diretta alla trasposizione su contenti nuovi e inattuali. E’ quello che hanno fatto molti artisti negli ultimi anni, da Sam Taylor Wood a Vanessa Beecroft da Brighitte Niedermair a Peter Greenaway.
La mostra organizzata dall’Accademia di Belle Arti di Brera con la collaborazione degli Amici dell’Accademia, può dare risposte alla comprensione dell’arte attuale. L’intento principale del Professor Dario Trento è ricostruire il lavoro ottocentesco di studio del Cenacolo di Leonardo condotto attraverso la riproduzione in incisione e la fotografia. La mostra presenta perciò cinque stati dell’incisione realizzata da Raffaello Morghen a fine Settecento, la documentazione sulla copia di Bossi, le foto dell’affresco di Castellazzo di Andrea Solario, le foto Braun di fine ottocento che riproducono i disegni a pastello di dieci teste degli apostoli dell’Ultima cena, una serie misteriosa che non si sa ancora se attribuire a un pittore lombardo di inizio Cinquecento o a un copista settecentesco. Il lavoro di copia, immediatamente a ridosso della produzione dell’originale e nei secoli successivi, non si è mai interrotto, mentre la capacità del dipinto di Leonardo di suscitare repliche e reinvenzioni è più che mai viva. Un motivo in più per guardare al dipinto di Santa Maria delle Grazie con occhi nuovi